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Azionario USA, sta finendo l’era della sovraperformance rispetto al resto del mondo?

C’è un fenomeno che sta caratterizzando i mercati da diversi anni a questa parte, ma che potrebbe presto evaporare. Si tratta della sovraperformance dell’azionario americano rispetto a quello del resto del mondo.

I risultati super dell’azionario americano

azionario usaA partire dal 2010, i risultati che ha messo in fila Wall Street sono stati decisamente superiori a quelli degli altri listini (anche aggregati) di tutto il globo. Parliamo di diversi punti percentuale in più ogni anno. Tuttavia, un divario abissale è stato scavato nel 2020, l’anno del Covid. L’azionario USA infatti ha chiuso lo scorso anno con un bilancio che è stato del 21,4% più elevato rispetto al resto del mondo.
La conseguenza di questo trend è che molti operatori di mercato, soprattutto quelli al dettaglio, hanno preferito evitare la diversificazione dei loro portafogli su scala globale.

Tendenza in affievolimento

Come detto all’inizio però, questa tendenza potrebbe avviarsi alla conclusione. O quanto meno è giunta ad un punto di svolta. I dati a partire da novembre scorso infatti evidenziano un appiattimento dell’azionario americano e quello non-USA. Ciò è accaduto di pari passo con la diffusione dei vaccini anti-Covid, e di conseguenza con il crescere l’ottimismo per la ripresa economica. Chi conosce il significato di volatilità tra diversi indici, ha visto ridurla notevolmente.

Legame con titoli growth e non ciclici

La fine della lunga fase di eccezionalismo dell’azionario USA dove ci condurrà? Per comprenderlo bisogna evidenziare che l’azionario statunitense non ha una grande esposizione verso i settori ciclici (energia, industria, materiali ad esempio), che sono solo il 37% della capitalizzazione. E’ invece fortemente connessa a titoli growth, quelli legati ai servizi tech e digitali. Questi ultimi hanno vissuto un boom durante la pandemia, mentre i primi (che nel mondo rappresetnano una capitalizzazione del 55%) beneficeranno della ripresa economica globale, ormai imminente.

Riposizionamento e non fuga

Tutto questo rende più conveniente, agli occhi degli operatori di mercato, andarsi a posizionare al di fuori degli Stati Uniti. Potrebbero quindi arrivare buone notizie dal DAX, dal FTSEMib, dal Nikkei e via dicendo. Attenzione però, perché lasciare l’azionario USA non significa innescare il suo crollo. Semplicemente, sul lungo termine potrebbero rendere meno di prima.

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