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Banca Centrale Europea: il Covid è la causa, la deflazione è il problema

Si può pensare che la Banca centrale europea abbia posto in cima alla lista dei suoi problemi il Covid. In realtà però è un errore. La pandemia da coronavirus è la causa, ma l’effetto che preoccupa la BCE si chiama deflazione. Ossia il periodo prolungato di prezzi calanti.

Il problema per la Banca centrale

Val la pena di ricordare che il mandato della Eurotower è quello principalmente di spingere e mantenere l’inflazione attorno al 2%. Deviazioni da questo target richiedono interventi di politica monetaria. Come accaduto nei lunghi anni post crisi del 2008, peraltro fallimentari sotto questo aspetto visto che la BCE al massimo si è affacciata ad una inflazione oltre l’1%. Adesso ci si mette anche il Covid a complicare i piani della Banca centrale europea.

Dati macro deboli

Gli ultimi dati macro sono abbastanza eloquenti. Nella Eurozona l’indice Hicp è a -0.3% su base annua, mentre la variazione annua degli indici dei prezzi armonizzati in Germania segna -0.4%, in Spagna -0.6% e in Italia addirittura -0.9%. Solo la Francia strappa lo 0%. La gran parte dell’Europa che conta è in disinflazione, che è in pratica l’anticamera della “deflazione”, che si verifica quando il calo dei prezzi innesca un calo delle abitudini di consumo. Per adesso questo circolo vizioso ancora non si vede in Eurozona.

Tra i dati macro è ancora più preoccupante quello sulla inflazione “core”, ossia il dato depurato delle componenti volatili come energia e alimentari. Questo indice, che in media storica si attesta a 1.3%, fa segnare un esiguo incremento di appena 0.2% a settembre. Siamo nella situazione opposta a quella della Turchia, che per l’eccessiva inflazione ha dovuto imporre un sell limit order alla vendita di Lire turche, per evitarne la continua svalutazione. La BCE non è ancora al punto limite di imporre un divieto opposto, ma comunque è preoccupata.

Ottimismo o voglia di crederci?

Per adesso la speranza che la situazione si ricomponga, almeno parzialmente, è data dalla convinzione che l’inflazione in calo è dovuta a fenomeni transitori legati al Covid. Insomma la deviazione della traiettoria dell’inflazione rispetto alla sua media mobile sarebbe solo occasionale. Passati questi fattori, dovrebbe quindi risalire. Nonostante il cauto ottimismo della Bce (che sa benissimo che per una banca centrale, la deflazione equivale al fallimento), è uno scenario che sta considerando eccome. Purtroppo, l’inflazione deriva anche da fattori non controllabili dalla BCE, e neppure dai governi. Del resto una situazione simile innescò l’inaugurazione del Qe nel 2015. Ma questa misura, ancora in corso, non potrà risolvere anche una nuova ondata.