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I livelli di difficoltà delle escursioni

Non tutti i percorsi in montagna sono uguali. Questo è facilmente intuibile. Alcuni sentieri sono percorribili con estrema semplicità e sono perfetti per camminare rilassandosi. Altri, invece, mettono a dura prova la vostra resistenza fisica. Per questa ragione, si è reso necessaria stilare una classificazione dei livelli di difficoltà delle escursioni.

La scala ideata dal CAI (Club Alpino Italiano) è un buon strumento per farsi un’idea generale sul tipo di trekking che si andrà ad affrontare. Ad ogni camminata è assegnato un livello di complessità. I gradi di difficoltà individuati dal CAI si presentano sotto forma di sigle e sono: T (Turistico), E (Escursionistico) e EE (Escursionistico Esperto). Andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Livelli di difficoltà nelle escursioni: livello T

Siamo di fronte a una passeggiata turistica, adatta ad adulti e bambini, che non vi creerà troppi problemi se siete in uno stato fisico accettabile e siete allenati per una semplice camminata. Quindi, i sentieri saranno facili, corti e dotati di tutta la segnaletica necessaria. Perciò, non è neanche richiesto un senso dell’orientamento sopraffino. Inoltre, per rientrare in questa categoria le escursioni devono svolgersi al di sotto dei 2000 metri di altezza.

Generalmente, il livello T fa riferimento a mulatterie e cammini larghi o vie ben battute. Stiamo parlando di trekking perfetti per fare una gita fuori porta in famiglia e godersi la natura, prendendosi una pausa dallo stress della vita di tutti i giorni. Un esempio possono essere le passeggiate di natura gastronomica di Walking Eolie & Sicily.

Livello E

In questo livello il grado di complessità si alza. Le escursioni appartenenti alla categoria E possiedono un terreno sconnesso e ci si può imbattere in sentieri ripidi e con passaggi in roccia che però non richiedono particolari capacità e conoscenze alpinistiche per essere affrontati.

Per essere considerati di livello E, i trekking debbono riportare una segnaletica composta da vernice e ometti (ovvero delle pietre piantate nel terreno a forma di piramide che consentono di individuare il percorso anche a distanza). Tuttavia, il senso d’orientamento dovrà essere maggiormente sviluppato per evitare di incorrere in spiacevoli sorprese.

Tali tipi di camminate possono avvenire anche in presenza di neve, ma solo se l’inclinazione del sentiero non è elevata. In aggiunta, viene richiesta un’attrezzatura più professionale e idonea ai trekking in montagna e un abbigliamento consono.

Se siete in grado di reggere fisicamente una camminata di un paio d’ore, anche in salita, i trekking di livello E non dovrebbero essere un problema per voi.

Livello EE

La difficoltà è alta e si deve essere pronti fisicamente a percorrere sentieri davvero complicati. Questi trekking avvengono a delle altezze notevoli e su terreni sconnessi o ripidi. Ci si può ritrovare a camminare su un suolo scivoloso oppure può accadere di usare le mani per arrampicarsi o ancora si può incontrare neve abbondante sul percorso.

La segnaletica dovrebbe essere affissa in gran parte del cammino, ma in alcuni tratti non è assicurata la sua presenza.

Per quanto riguarda il senso dell’orientamento, è necessario portare con sé una carta dei sentieri in modo tale da sapere sempre dove ci si trova e quali sono i cammini da percorrere per evitare tratti pericolosi e scoprire ciò che è vicino.

Gli escursionisti che si accingono a svolgere questi trekking devono avere esperienza, un andamento sicuro e soprattutto non soffrire di vertigini. Dal punto di vista fisico, c’è bisogno di essere allenati per affrontare queste tipologie di camminate, che spesso sono lunghe e faticose.

Su cosa si basa la leggenda dei sentieri del CAI

I fattori che sono stati presi in considerazione dal CAI per produrre questa scala di difficoltà delle escursioni sono:

  • dislivello, ossia il dato totale della pendenza riferita alla salita e alla discesa.
  • distanza planimetrica, cioè la distanza che intercorre tra un punto A e un punto B, senza tener conto delle altimetrie. Con la traccia GPS viene considerato anche il dislivello e si possono calcolare i km effettivi.
  • presenza della segnaletica, vale a dire cartelli contenenti indicazioni su località, tempo di percorrenza e il numero del sentiero, a cui si aggiungono le pennellate con cui si “macchiano” alberi e rocce di bianco e rosso.

Una precisazione

Sebbene la scala con i livelli di difficoltà delle escursioni redatta dal CAI sia molto utile per avere un’idea del percorso con cui si avrà a che fare, questa leggenda non è del tutto completa.

Essa si basa esclusivamente su quelle che potremmo definire le caratteristiche morfologiche del percorso e non tiene in considerazione lo sforzo fisico profuso nella camminata. Per questo motivo, può succedere che un percorso lungo e faticoso rientri nel livello T se si svolge su un terreno non impervio o se la segnaletica è presente in maniera massiccia. Al contrario, può accadere che una semplice camminata appartenga alla categoria più difficile in quanto prevede l’attraversamento di rocce esposte.

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