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Borse Svizzere “cacciate” dalla UE, ultimi giorni per evitare questo scenario

Quando si pensa alla Svizzera, si pensa ad una piazza finanziaria rigorosa e dal funzionamento iper-efficiente. Una delle migliori nel panorama europeo. Il punto è che dalla fine di giugno, le Borse svizzere perderanno l’accesso agli investitori Ue.

Conto alla rovescia per le borse svizzere

borse svizzereFinora i mercati elvetici hanno beneficiato di uno status molto particolare, quello di “equivalenza”, che ha consentito ai commercianti europei di valori mobiliari (titoli) di negoziare azioni valutate nelle borse svizzere. Ma l’equivalenza è stata accordata solo temporaneamente, e la proroga scade a fine giugno 2019. Se Bruxelles non concederà di estenderla ancora, la Svizzera verrà messa alla porta e le Borse svizzere quindi non potranno più fare affari con gli investitori europei.

Un danno enorme per la finanza elvetica

Si parla di un danno notevole per le Borse svizzere, che perderebbero il 70-80% delle transazioni. Ricordiamo che il SIX Swiss Exchange di Zurigo è la quarta Borsa più grande per capitalizzazione in Europa (dopo Euronext, Londra e Francoforte). Tutto questo avviene poi in un periodo già delicato per gli elvetici, visto che la BNS (banca centrale) è impegnata a limitare la forza della propria valuta nazionale (che scoraggia l’afflusso di capitali). Inoltre le previsioni sull’andamento del Franco svizzero lo danno ancora per crescente.

Per questo la tensione sale. La Svizzera ha già in mente delle contromosse, se non avrà una proroga per le sue Borse. Vieterà infatti a sua volta la negoziazione di azioni svizzere a banche e broker regolamentati con sede nell’UE.

Dove nasce il problema

Questa querelle nasce dal fatto che Bruxelles ha sempre subordinato l’equivalenza borsistica ai progressi dell’accordo quadro istituzionale finalizzato a regolare le relazioni fra UE e Svizzera. A novembre scorso fu trovata una bozza di accordo, ma poi sono emersi 3 aree riguardo alle quali sono stati chiesti dei chiarimenti: aiuti di stato, immigrazione e protezione dei salari. Soprattutto su quest’ultimo punto sorgono dei problemi, perché la concorrenza transfrontaliera minaccia le imprese svizzere, che ovviamente Berna vuole proteggere.

Il Governo svizzero ha più volte sottolineato che lo status di equivalente per le borse non deve essere legato alla conclusione di un accordo istituzionale con Bruxelles, ma va concesso solo in base a certi requisiti che la Svizzera ha già soddisfatto. Ma Bruxelles tira avanti, e si dice insoddisfatta per “la mancanza di progressi” con Berna. E la tensione cresce…

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