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La marcatura CE delle sigarette elettroniche

Alla fine del 2012 e l’inizio del 2013 ci fu la “bolla” delle sigarette elettroniche.

Allora sembrava che avrebbero rapidamente sostituito le sigarette, se non del tutto, per una buona percentuale.

In quel periodo seguimmo oltre 130 aziende che dovevano fare la marcatura CE di un prodotto che è disciplinato da varie direttive che riguardano i prodotti elettrici ed elettronici.

Ricordo l’impegno con cui molti doganieri di scali aerei (Orio al Serio e Malpensa in prima fila) bloccavano il maggior numero possibile di spedizioni con le motivazioni più assurde e comunque sempre illegali. Alcuni hanno preferito importare passando da altri Paesi europei.

Infatti, la dogana non può bloccare alcuna merce, ma questa è un’altra storia di cui abbiamo parlato molte volte e molte altre parleremo, dato che riteniamo intollerabile che moltissimi funzionari statali infrangano quotidianamente legge e rimangano impuniti.

Le sigarette elettroniche sono presto diventate oggetto di attenzioni da parte dello Stato e soprattutto dei Monopoli di Stato, che si vedevano sfuggire una parte dei loro profitti, alla faccia della minore pericolosità di questo modo di fumare. Con queste “cure” molte aziende hanno chiuso i battenti, anche perché dopo il primo momento la bolla si è sgonfiata.

Alla fine, siamo arrivati alla seguente situazione: le sigarette elettroniche sono considerate nello stesso tempo: prodotti elettrici/elettronici, dispositivi medici, sigarette equiparate a quelle tradizionali.

Cosa ci fosse di medicale in uno strumento che consente di inspirare nicotina, non è dato sapere, con questa logica anche le sigarette normali dovrebbero essere considerate dispositivi medici che “nuocciono gravemente alla salute”.

Lo Stato quando si tratta di trovare nuove forme di imposte non bada a certe inezie, l’importante era fermare l’espansione delle sigarette elettroniche e se proprio dovevano esserci avrebbero dovuto pagare come e più dei normali tabacchi.

Non intendiamo difendere nessuna categoria commerciale, sono certamente capaci di farlo da sole, ma riteniamo che l’irrazionalità e l’assurdità non dovrebbe essere presente nelle decisioni legali, purtroppo non è così e non è certo l’unico caso.

Ora anche l’Europa si è espressa “chiaramente” su questo argomento: le sigarette elettroniche, i liquidi che in esse vengono consumati oltre alla marcatura CE, quando pertinente, devono essere registrati con un anticipo di almeno 6 mesi dalla data di immissione in commercio in un registro pubblico europeo.

Per non perdere per strada proprio nulla, devono essere registrate a prescindere che servano o meno al consumo di nicotina, l’obbligo vale anche per i derivati da erbe, non meglio specificate, quindi anche se si aspirano aromi creati per la protezione delle vie respiratorie, si ricade in questi obblighi.

Il tutto inserito in una direttiva che riporta esplicitamente nel titolo “prodotti derivanti dal tabacco” e “nicotina”.

Non penso siano necessarie altre spiegazioni per comprendere che l’obiettivo di queste leggi non sia tanto la salute dei cittadini, quanto la tassazione dei cittadini stessi, ma se almeno nel farlo si seguisse un minimo di coerenza forse queste imposte sarebbero più accettabili e comprese.

Noi possiamo semplicemente metterci a disposizione degli operatori per assisterli nelle pratiche di marcatura CE e di registrazione, che non sono esattamente facili e lineari.

La nostra società può assistere gli operatori in tutto il percorso di marcatura CE e di conformità alla direttiva sulla sicurezza.

Tutta la procedura inizia dall’analisi dei rischi (sicurezza dei prodotti) e si conclude con il servizio post vendita ed in tutte le procedure previste dalle varie direttive che riguardano i prodotti, come la registrazione per le sigarette elettroniche.

Infine, per ottenere informazioni ed eventuale consulenza contattateci, i nostri contatti sono: carraro@marchioce.net049  8875489335 7815770.

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